18 dicembre 2009

Capodogli morti e spiaggiati sulle coste del Gargano

Qui l'articolo.
Il mare è avvelenato.
La natura ci ammonisce giorno per giorno sulle nostre negligenze nei confronti di ciò che ci consente la vita su questo pianeta. L'importanza prioritaria viene data ai soldi, al profitto, alle guerre per trarre profitto, mai e sempre meno però si cerca, visto che non si vogliono spendere soldi per bonificare le aree avvelenate, di prevenire qualche disastro ambientale.
L'ultimo esempio ce lo danno degli incosapevoli capodogli che, dapprima disorientati dai radar delle navi militari nel basso adriatico, si cibano ignari di buste e vari oggetti di plastica pensando fossero calamari, la loro principale fonte di sostentamento.
Avevano lo stomaco pieno. Decine di capodogli con lo stomaco pieno di cianfrusaglie, di rifiuti gettatti a mare.
Ora voi ce lo avete presente un capodoglio, anche andando per immaginazione.
Bè, è grande. E decine di loro avevano lo stomaco pieno di plastica.
Hanno fatto, incosapevolmente un po' di pulizia nel nostro adriatico, pagando con la vita.
Allora c'è da chiedersi quanta altra plastica e quanti altri rifiuti di chissà quale tipo sono diventati oramai parte integrante del fondale marino che circonda la nostra penisola?
Perchè il caso NAVE DEI VELENI è stato liquidato con così tanta superficialità e rapidità, al contrario di una lentezza nel far partire le azioni di ricerca? Perchè dopo questo caso non si indaga ancora per appurare lo stato di salute delle nostre coste?
Perchè si permette l'abusivismo che poi viene allo scoperto quando la terra trema come in Abruzzo o frana come a Messina?

Perchè ci si scontrerebbe con l'antistato mafia?
Se vi siete posti anche voi questa domanda allora c'è una sola risposta: lo Stato è colluso, complice e carnefice.
E noi cittadini dovremmo darvi fiducia per la gestione di eventuali scorie radioattive di improbabili centrali nucleari? Vendono ogni giorno il nostro ambiente e le nostre vite, perchè noi viviamo nell'ambiente, in nome dei soldi.

Vogliono costruire il ponte sullo stretto, opera faraonica che ruba letteralmente le risorse ad interventi più importanti sul territorio italiano: la risoluzione del rischio idrogeologico, lo stato fatiscente delle infrastrutture dei trasporti nel meridione, la bonifica di aree avvelenate e/o nelle quali si è costruito abusivamente.

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