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9 dicembre 2009

L'ENEL ha deciso già i siti per le centrali nucleari ma c'è il segreto di Stato.

Fonte: Secondo i Verdi sono Montalto di Castro (Viterbo), già candidata a ospitare una centrale nucleare prima che l'Italia dicesse addio all'energia dell'atomo, Borgo Sabotino (Latina), Garigliano (Caserta), Trino Vercellese (Vercelli ), Caorso (Piacenza), Oristano, Palma (Agrigento ) e Monfalcone (Gorizia). Ma l'Enel fa sapere di "non aver inviato al governo alcun dossier che indica i siti per la realizzazione delle centrali nucleari in Italia". "I siti - si legge in una nota - saranno individuati solo successivamente alla definizione da parte dell'esecutivo e dell'Agenzia per la sicurezza nucleare dei criteri per la localizzazione".
Dal sito dei Verdi:
Dunque l'Enel ha già deciso i siti dove si materializzerà l'angoscioso ritorno al nucleare di questo Paese. Lo ha dichiarato il presidente dell'Enel Conti, aggiungendo, con arroganza, che si guarda bene dal comunicarli.
Stupisce che nessuno, nemmeno nell'opposizione, si sorprenda e gridi allo scandalo di fronte a questa evidente dimostrazione che la politica energetica italiana non viene decisa né dal governo, né dal Parlamento, né dalle Regioni, ma nei consigli di amministrazione delle imprese energetiche, Enel ed Eni in testa.
Stupisce anche che le dichiarazioni del presidente dell'Enel siano state fatte proprio nei giorni del vertice sul clima di Copenaghen. Questa coincidenza dovrebbe colpire soprattutto le opposizioni, che invece tacciono. E' noto, infatti, che al centro di un eventuale e auspicato accordo sul clima vi sono proprio le scelte energetiche necessarie per realizzare una riduzione dei gas serra, dato che una parte consistente di questi è prodotta dalla combustione di petrolio, carbone e metano per produrre elettricità e far circolare le automobili.
Ma a ben pensarci non è una coincidenza casuale, nel senso che il presidente dell'Enel, con le sue dichiarazioni, forse voleva solo ricordare alla delegazione italiana il mandato per cui è a Copenaghen: boicottare qualsiasi accordo vincolante e tentare di inserire il nucleare fra le fonti utili alla lotta ai cambiamenti climatici.
Queste posizioni fanno del nostro Paese la palla al piede dell'Europa che, come è noto, si presenta a Copenaghen forte delle sue decisioni unilaterali con cui impegna gli Stati membri, Italia inclusa, a ridurre entro il 2020 i gas serra del 20%.
E, soprattutto, gli chiede di realizzare questo obiettivo aumentando l'efficienza energetica del 20% e sviluppando le rinnovabili di un altro 20%. Non risulta che vi siano direttive in cui si chiede di ricorrere al nucleare, che solo l'Italia vuole realizzare.
Il 12 dicembre da oltre cento piazze italiane "in marcia per il clima", la sigla che riunisce ben 57 fra associazioni, sindacati, espressioni del volontariato, dei consumatori e del mondo agricolo, a cui aderisce anche Terra, manifesterà contro questa politica suicida, chiedendo invece che il vertice si chiuda con un accordo che vincoli il mondo a lottare contro il riscaldamento globale. L'auspicio è che il popolo del No B Day sia in queste piazze, a chiedere che Berlusconi si dimetta. Anche perché è climalterante.

Massimo Serafini - Comitato scientifico Terra

21 settembre 2009

I possibili siti per le centrali nucleari

In questo blog avevo pubblicato un briefing di greenpeace che cercava di prevedere dove il governo avrebbepotuto decidere di costruire le centrali basandosi su un documento dell'ENEA degli anni '70 quando l'italia era nucleare (e poi con un referendum è stato stabilito di abbandonarlo).
Perlustrando la rete ho scovato in un blog, Italiani Imbecilli, un post con un elenco di città per le quali, secondo questa fonte di controinformazione, la commisione avrebbe stabilito come possibili siti per le centrali nucleari:
Oristano – Sardegna;
Palma (AG) – Sicilia;
Mola di Bari – Puglia;
San Benedetto (AP) – Marche;
Termoli (CB) - Molise;
Scanzano Jonico (Matera) – Basilicata;
Garigliano – Lazio;
Latina – Lazio;
Ravenna – Emilia-Romagna;
Scarlino (GR) – Toscana;
Chioggia (PD) – Veneto;
Fossano (CN) – Piemonte;
Caorso (PC) – Emilia-Romagna;
Trino (VC) – Piemonte;
Monfalcone (Gorizia) – Friuli Venezia Giulia.
In seguito, sempre Italiani Imbecilli, ha pubblicato un nuovo elenco aggiornato con delle variazioni riguardo le città designate con una riduzione di queste ad un numero di 10 (dettagli presso questo link):
Oristano
Palma
Termini Imerese
Trino Vercellese
Termoli
Scansano Jonico
Monfalcone
Montalto di Castro
Chioggia
Caorso
In rete, alla notizia della scelta dei siti, in molti hanno espresso il loro disappunto come questo blogger molisano alla vista di Termoli tra le città candidate.
Quello che inoltre voglio fare con questo post è lanciare un appello: che l'opposizione dei cittadini pugliesi contro il nucleare NON vada scemando ora che sembra che non verranno costruite centrali in Puglia. 
Perchè comunque se venisse costruita una centrale in una qualsiasi parte del territorio italiano i pericoli rimarrebbero sempre.

9 luglio 2009

Il Senato approva il nucleare

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Alla faccia della volontà popolare espressa nell'ormai lontano e dimenticato 1987 in cui si decise tramite referendum la soppressione della produzione di energia attraverso centrali nucleari, il senato approva il disegno (macabro) di legge sullo "sviluppo" (ma de che?) con 154 voti a favore, un voto contrario, un astenuto. Non riesce lo stratagemma di PD e IdV di assentarsi dall'aula per no far raggiungere il numero legale  di presenti neccessari all'approvazione della legge. Nobile l'intento ma a fronte delle dichiarazioni del governo mi sarei aspettato lo scontro duro in parlamento magari votando comunque, ovviamente per il no.
Ora gente bisogna cominciare a contare. Si, tempo 6 mesi e il governo dovrà stabilire tramite decreti legislativi i siti in cui costruire purtroppo le centrali,  i sistemi stoccaggio e i depositi delle scorie radioattive.
Intanto, finchè il governo non si pronuncerà, i possiibili luoghi sembrano essere questi pubblicati da repubblica in base alla lista del CNEN (diventato poi l'ENEA) che elaborò negli anni '70, sui quali greenpeace aveva affatto questo briefing

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